
Non si sente più la bambina muoversi nella pancia, neanche sotto l'eccitazione del cioccolato. Si va in ospedale, si iniziano i monitoraggi, tutto regolare. La bimba riprende a muoversi. Un colpaccio.
Si rimane in ospedale. Dopo cinque giorni, di sera, iniziano le contrazioni, leggere ma regolari; una visita ginecologica, forse un po' violenta, dopo dieci minuti si rompono le acque. Si va in sala parto, inizia il travaglio vero. Arriva la mattina, dilatazione buona: epidurale. Tre ore, sale la febbre; troppo: la mamma sotto antibiotico per sospetta infezione. Due ore, poche spinte e la bimba nasce. Un'emozione incommensurabile.
Poi l'odore, forte, di marcio, ed il colore del liquido, improvvisamente nero, che ricopre anche la bambina. La lavano, il più velocemente possibile. In apparenza è sana e in salute, giusto peso, giusta misura, giusto indice di Apgar, ma il liquido infetto è tanto, la placenta è quasi distaccata, c'è un nodo vero al cordone. Apprensione.
La spostano al nido prematuri per monitorarla e somministrarle l'antibiotico con flebo nelle vene del cranio, rasato per l'evenienza. La mamma è straziata dal parto, la disinfettano in profondità, le danno tanti punti per le lacerazioni, le lasciano un tampone interno a comprimere i punti, non sufficienti a contenere l'emorragia. Non si può alzare per due giorni. La bambina sembra sempre più sonnolenta, le danno il latte artificiale, non è possibile allattarla e non è possibile vederla, a meno di recarsi al nido. Le visite, contate: solo due per il padre, quattro in più per la madre, per allattare, appena possibile, nei tempi imposti. Ogni grammo in meno di latte preso dalla madre, viene integrato con biberon di latte artificiale. Tiriamo il latte, lo portiamo al nido, facciamo tutte le visite possibili. Altri due giorni, la mamma è dimessa, le lacerazioni fanno malissimo, non riesce quasi a muoversi, dovrebbe riposare, ma facciamo avanti e indietro per altri sei giorni. La bambina ha una piccola infezione sull'occhio, la stessa confermata dalle analisi: Morganella Morganii. Paura.
Emocoltura, urinocoltura, ecografia renale, ecografia cerebrale: tutto nella norma. Finalmente, torna a casa con noi. I primi giorni: strani, frenetici. E' tranquilla, dorme, mangia, riempie i pannolini; coliche notturne fra la mezzanotte e le tre, ma siamo pazienti e impariamo a conoscerci. Felicità e stanchezza.
Supermercato, farmacia, codice fiscale all'Agenzia delle Entrate, tessera sanitaria e scelta del pediatra alla ASL. Bagnetti, primo maldestro taglio di unghie, medicazioni, svestizioni e vestizioni. Oggi terza urinocoltura, dopo i primi due tentativi falliti. Una vicina di casa ci svela i trucchi e riusciamo nell'intento. Lei sta bene; è sveglia, è forte, è bella. Aspettiamo i risultati con un poco di rilassatezza ma c'è ancora un po' di apprensione. Maternità. Paternità.
Siamo genitori.