sabato 12 dicembre 2009

Meno due. Più tre.

Ci accingiamo a diventare genitori. Io, padre.

"Figli, mai" dicevamo.
Perché anche se abbiamo passato i trenta, anche dopo sette anni di matrimonio, anche dopo aver raggiunto una sufficiente stabilità economica, ancora oggi, per noi, ogni giorno è domenica; ché ci incontriamo ogni giorno con la stessa gioia di sempre, da quando ci siamo trovati.
Perché volevamo continuare a goderci all'infinito questa magnifica sensazione di vivere "finalmente" insieme; di poter disporre di ogni momento, se lo volevamo, solo per noi; di essere due, ma come se fossimo uno.
Perché non desideravamo altro.

Poi abbiamo capito.
Che questo amore, così raro e speciale, non poteva e non doveva morire con noi, dentro di noi, ma doveva continuare ad essere, anche dopo di noi, fuori da noi. E così abbiamo deciso. In modo naturale, spontaneo; quasi obbligatorio, per quanto improvvisamente era divenuto impensabile il contrario. Ed abbiamo dato vita ad un altro essere umano.

E' impossibile accettare il pensiero che miliardi di persone abbiano già vissuto questa esperienza. Che follia! Come può essere, l'aver coscientemente deciso di assumersi l'incredibile responsabilità di una nuova vita, una faccenda così comune? E' un'emozione troppo intima, intensa ed unica per essere paragonabile a quella di altre persone!
Tuttavia, eccoci. Anche noi.

In attesa del momento in cui saremo un altro noi.
In attesa della nuova vita che stravolgerà le nostre.
In attesa del decimo mese.