giovedì 22 settembre 2011

Parole, parole, parole...

Un post dopo 7 mesi credo sia un record! Ma se non lo avessi scritto, magari un giorno me ne sarei pentita, perché da nessuna parte ho preso nota del fatto che... tadaaa: lei parla!!!
Molti dei genitori che abbiamo incontrato sulla nostra via sostenevano che il loro infante "parlava già a 4 mesi...!". Certo, come no! E a 12 sapeva aveva già teorizzato la fusione a freddo?
Comunque, al di là dei tempi, dei modi e delle polemiche, F. parla!!! Cioè, non è che parli davvero... ma... dice molte parole e con la mimica corporea e tutto il resto del repertorio...beh... alla fine si fa capire proprio bene!Perdonatemi l'abbondanza di punti esclamativi e di sospensione, ma l'emozione, fino ad ora sconosciuta a tastiere e penne, di questo evento è forte.
Tu hai lì davanti, il giorno prima, una bimba che spara bisillabi strani a raffica (che poi, per inciso, e ancora te lo ricordi bene, è la stessa che non sapeva neanche muovere le braccia e reggere la testa) e poi, il giorno dopo, ti lascia di stucco con una parola, nel nostro caso pepe. E, da quel momento in poi, ripete tutto ciò che ti sente pronunciare nel modo in cui lei riesce a pronunciarlo.
Non è tanto straordinario quanto ordinario?
Penso che questo evento rimanga inciso nel cuore di ogni genitore, nel mio indubbiamente, perché da quando questo processo ha preso il via (oramai un mese fa) la percepisco in modo diverso, più intenso e vero. La nostra bambina comunica con noi, e lo fa in un modo imperfettamente dolcissimo... Grazie F.

giovedì 3 febbraio 2011

Un anno!

Lo so, lo so... è scontatissimo: non scrivere sul blog per un'infinità di tempo e poi allo scadere del primo anno di età ecco che arriva un post melenso sull'anno trascorso.
I genitori lo sapranno ed avranno tutti, più o meno, provato questa sensazione: tristezza perché è GIÀ passato un anno e sollievo perché è il primo anno è PASSATO!!! E da quel che si vocifera, dopo il primo anno il percorso è in discesa, almeno per quanto concerne la sfera della soddisfazione dei bisogni primari.
Quindi eccomi qui con questa tempesta di sensazioni da affrontare e tanti interrogativi a cui rispondermi. Per esempio: sarà vero che dopo il primo anno è tutto più facile? Se dovessi scoprire che è l'ennesima leggenda metropolitana sui bimbi giuro che questa volta cerco la fonte!!!
Au revoir.

mercoledì 13 ottobre 2010

Evviva!

E' andata bene! La pediatra è stata un po' stupita e incuriosita, ma in definitiva troppo impegnata per soffermarsi.
Il suo commento finale è stato abbastanza assennato: "se continua a crescere bene come sta facendo ora e non accusa dolori allo stomaco o difficoltà digestive o altro, allora continuate così".
Alla domanda su come procedeva lo svezzamento, il papà ha tirato fuori, da un lieve imbarazzo, una frase che, a ripensarci, ancora mi diverte: "Veramente... le devo confessare che... non abbiamo seguito le sue indicazioni..."
Mi piace, diplomatico e diretto! Un papà geniale, tutto da amare!


martedì 12 ottobre 2010

Pensierosa

Fra un'ora abbiamo la visita dalla pediatra e le dovremo svelare che non abbiamo affatto seguito i suoi "consigli" sullo svezzamento, ma ci siamo attenuti alle raccomandazioni OMS e FAO, praticando l'autosvezzamento e, più in generale, le indicazioni di Piermarini (http://www.uppa.it/dett_articolo.php?idr=35&ida=534&idb=80).

Ora, nella mia testa si ammucchiano vari ansiogeni interrogativi su come ne usciremo:
-torneremo con lividi e bernoccoli?
-torneremo senza pediatra?
-torneremo senza la piccola perché affidata ai servizi sociali?

Quello che mi rassicura è che sono certa della nostra scelta e anche che, ovviamente, manderò avanti il papà, come si addice al mio temperamento timido.
Lui, già informato che sarà il portavoce, si è premunito con una stampa che spiega il metodo e sopratutto perché è assurdo continuare a svezzare i bambini col metodo radicato in Italia (e praticamente solo in Italia).
Se dovesse essere indispensabile ricorrere a questa stampa io lo so che ci ucciderà...
Ci ucciderà!!!

martedì 5 ottobre 2010

La sua voce!!!

Oggi le ho letto addirittura una favola mettendola accanto a me e... udite udite... è rimasta lì buona buona a guardare il libro e ascoltare! Non si è messa a far le vasche sul letto e io non l'ho dovuta tirare via dal tentativo di suicidio numero 987.
E poi, subito dopo l' "e vissero felici e contenti", eccola lì di nuovo (la prima volta è stata ieri) la sua voce... la sua voce vera, quella che probabilmente avrà quando parlerà sul serio.
Qualche "babba ba babba" e poi sorride! Una via di mezzo tra mamma e papà, per non scontentare nessuno. Io rimango immobile a fissarla, a vedere che faccia fa mentre lo dice. E poi penso a quanto sia strano che questo suono a noi nuovo è come qualcosa di conosciuto, come se avessi sentito questa voce da sempre.
E' così essere i suoi genitori: come se lo fossimo sempre stati, come se lei, quello scricciolo che l'anno scorso a quest'ora era a stento visibile al mondo, in realtà fosse sempre stata con noi, ma, allo stesso tempo è tutto nuovo: una macchinetta fotografica piena di prime volte.

lunedì 27 settembre 2010

Quasi grandi

Ne è passato di tempo da quell'ultimo post. Un post un po' sconfortato, scritto in un momento di mancanza di sonno e di dolori, tra una cullata ed un rumore bianco, un pannolino ed un allattamento, una passeggiata con il piombino sulla spalla ed un rigurgito stile l'esorcista.
Così sono passati i primi venti giorni senza che ci rendessimo davvero conto che quell'esserino lì, frignante e rigurgitante, alla fine sarebbe diventata quello che è adesso. Forse è così per tutti: il passaggio dallo stato di ragazzo a quello di genitore prevede il transito per un periodo di fumosa confusione e disorganizzazione, una sorta di letargo vigile dopo il quale si rinasce a nuova vita...
Comunque durante quello strano periodo abbiamo avuto la fortuna di imbatterci nel metodo Hogg di gestione neonati e da allora in poi il nostro rapporto con puffetta è totalmente cambiato.
Finalmente siamo riusciti a cogliere il suo modo di comunicare con noi e abbiamo iniziato a conoscerla.
Racchiudere questi 7 mesi in un unico post sarebbe impossibile e comunque noioso, quindi partiamo da qui, da ora, da una adorabile frugoletta che ride, cammina aggrappandosi a tutto, tira la coda al micio, richiama l'attenzione in mille modi diversi ed è... insomma sì... pronunciarlo a voce alta è emozionante... una bambina!!!
Oddio. oddio, oddio! Abbiamo una bambina: un essere umano, un adulto in potenza... oh mamma!

giovedì 18 febbraio 2010

Morganella

Non si sente più la bambina muoversi nella pancia, neanche sotto l'eccitazione del cioccolato. Si va in ospedale, si iniziano i monitoraggi, tutto regolare. La bimba riprende a muoversi. Un colpaccio.

Si rimane in ospedale. Dopo cinque giorni, di sera, iniziano le contrazioni, leggere ma regolari; una visita ginecologica, forse un po' violenta, dopo dieci minuti si rompono le acque. Si va in sala parto, inizia il travaglio vero. Arriva la mattina, dilatazione buona: epidurale. Tre ore, sale la febbre; troppo: la mamma sotto antibiotico per sospetta infezione. Due ore, poche spinte e la bimba nasce. Un'emozione incommensurabile.

Poi l'odore, forte, di marcio, ed il colore del liquido, improvvisamente nero, che ricopre anche la bambina. La lavano, il più velocemente possibile. In apparenza è sana e in salute, giusto peso, giusta misura, giusto indice di Apgar, ma il liquido infetto è tanto, la placenta è quasi distaccata, c'è un nodo vero al cordone. Apprensione.

La spostano al nido prematuri per monitorarla e somministrarle l'antibiotico con flebo nelle vene del cranio, rasato per l'evenienza. La mamma è straziata dal parto, la disinfettano in profondità, le danno tanti punti per le lacerazioni, le lasciano un tampone interno a comprimere i punti, non sufficienti a contenere l'emorragia. Non si può alzare per due giorni. La bambina sembra sempre più sonnolenta, le danno il latte artificiale, non è possibile allattarla e non è possibile vederla, a meno di recarsi al nido. Le visite, contate: solo due per il padre, quattro in più per la madre, per allattare, appena possibile, nei tempi imposti. Ogni grammo in meno di latte preso dalla madre, viene integrato con biberon di latte artificiale. Tiriamo il latte, lo portiamo al nido, facciamo tutte le visite possibili. Altri due giorni, la mamma è dimessa, le lacerazioni fanno malissimo, non riesce quasi a muoversi, dovrebbe riposare, ma facciamo avanti e indietro per altri sei giorni. La bambina ha una piccola infezione sull'occhio, la stessa confermata dalle analisi: Morganella Morganii. Paura.

Emocoltura, urinocoltura, ecografia renale, ecografia cerebrale: tutto nella norma. Finalmente, torna a casa con noi. I primi giorni: strani, frenetici. E' tranquilla, dorme, mangia, riempie i pannolini; coliche notturne fra la mezzanotte e le tre, ma siamo pazienti e impariamo a conoscerci. Felicità e stanchezza.

Supermercato, farmacia, codice fiscale all'Agenzia delle Entrate, tessera sanitaria e scelta del pediatra alla ASL. Bagnetti, primo maldestro taglio di unghie, medicazioni, svestizioni e vestizioni. Oggi terza urinocoltura, dopo i primi due tentativi falliti. Una vicina di casa ci svela i trucchi e riusciamo nell'intento. Lei sta bene; è sveglia, è forte, è bella. Aspettiamo i risultati con un poco di rilassatezza ma c'è ancora un po' di apprensione. Maternità. Paternità.

Siamo genitori.

Vita

Inizia.

2 febbraio 2010 14:27.

Femmina. 3,000 Kg. 50 cm.

sabato 12 dicembre 2009

Meno due. Più tre.

Ci accingiamo a diventare genitori. Io, padre.

"Figli, mai" dicevamo.
Perché anche se abbiamo passato i trenta, anche dopo sette anni di matrimonio, anche dopo aver raggiunto una sufficiente stabilità economica, ancora oggi, per noi, ogni giorno è domenica; ché ci incontriamo ogni giorno con la stessa gioia di sempre, da quando ci siamo trovati.
Perché volevamo continuare a goderci all'infinito questa magnifica sensazione di vivere "finalmente" insieme; di poter disporre di ogni momento, se lo volevamo, solo per noi; di essere due, ma come se fossimo uno.
Perché non desideravamo altro.

Poi abbiamo capito.
Che questo amore, così raro e speciale, non poteva e non doveva morire con noi, dentro di noi, ma doveva continuare ad essere, anche dopo di noi, fuori da noi. E così abbiamo deciso. In modo naturale, spontaneo; quasi obbligatorio, per quanto improvvisamente era divenuto impensabile il contrario. Ed abbiamo dato vita ad un altro essere umano.

E' impossibile accettare il pensiero che miliardi di persone abbiano già vissuto questa esperienza. Che follia! Come può essere, l'aver coscientemente deciso di assumersi l'incredibile responsabilità di una nuova vita, una faccenda così comune? E' un'emozione troppo intima, intensa ed unica per essere paragonabile a quella di altre persone!
Tuttavia, eccoci. Anche noi.

In attesa del momento in cui saremo un altro noi.
In attesa della nuova vita che stravolgerà le nostre.
In attesa del decimo mese.